Le criptovalute sono monete digitali basate sulla crittografia: tutti i dati relativi ai titolari e ai movimenti vengono gestiti in forma criptata. Quest’ultimi non sono memorizzati su un unico server, bensì su reti i cui nodi sono costituiti dai computer degli utenti situati in tutto il mondo, utilizzando la tecnologia peer-to-peer (p2p).
Così facendo ogni transazione viene memorizzata su una rete decentralizzata, rendendo impossibile le falsificazioni. Questa tecnologia è chiamata blockchain.

Da quando esistono le criptovalute?

All’inizio degli anni novanta, Adam Back, un rappresentante del gruppo “Cypherpunk”, mise in piedi il primo sistema proof-of-work su cui oggi si basano le criptovalute.
Inizialmente questo protocollo veniva usato per evitare gli attacchi di spam, finché nel primo novembre del 2008, un altro membro attivo del movimento noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, presentò per la prima volta l’idea di una moneta digitale chiamata bitcoin sul forum “The Cryptography Mailing list”.
La prima transazione avvenne con successo il 12 gennaio del 2009, tuttavia il fondatore si allontanò lasciando ad altri il compito di portare avanti l’idea.
Ad oggi esistono oltre 3.000 criptovalute, anche se la maggior parte hanno volumi di scambio bassissime. Quelle che hanno riscosso un maggiore successo, con una capitalizzazione di mercato significativa sono: Bitcoin, Ethereum, Ripple e Litecoin.

Come funzionano le criptovalute?

La base delle criptovalute è la blockchain sulla quale, come spiegato prima, vengono memorizzate le transazioni nei vari blocchi. Quest’ultima è una struttura condivisa immutabile, sebbene destinata a crescere nel tempo il suo contenuto non può essere modificato, tanto meno eliminato.  
Il registro è pubblico, ogni transazione è visibile a tutti i membri della rete e vengono confermate dai miner che tengono aggiornata la rete.
Tuttavia i nomi dei titolari dei conti non sono noti, infatti il patrimonio non viene gestito con il proprio nome, bensì con un codice identificativo.
Per confermare una transazione i miner devono innanzitutto verificare se il mittente ha sufficiente denaro, poi dovranno generare un codice con il quale viene inserita la transazione nel registro. Poiché questa operazione richiede una grande potenza di calcolo e quindi un dispendio energetico i miner vengono ricompensati tramite il sistema proof-of-work.

Quali sono i vantaggi di Bitcoin?

Il principale vantaggio dei Bitcoin è la sua decentralizzazione, quindi l’indipendenza dagli istituti finanziari, il che lo rende trasparente, non manipolabile e particolarmente sicuro.
Le transazioni, anche internazionali, avvengono in pochi minuti e con commissioni più basse e stabilite dall’utente (a contrario delle banche). Inoltre un conto bancario può essere soggetto a limitazioni, mentre il sistema bitcoin non ne prevede.

Sebbene le criptovalute sono state create come metodo di pagamento, quindi come alternativa alle valute tradizionali, vengono impiegate per lo più come asset speculativo e hanno più somiglianze con le materie prime rispetto al forex.
Bitcoin, ad esempio, è basato su un algoritmo che ha un’offerta massima di 21 milioni di unità, il che lo rende un “bene” limitato e per questo è visto da molti come l’oro digitale.

Quali sono gli svantaggi di Bitcoin?


Bitcoin è ancora agli inizi e c’è ancora tanto lavoro da fare: le condizioni giuridiche cambiano da paese a paese, in alcuni si incentiva l’utilizzo ed è riconosciuto, mentre in altri invece è stato bandito e sotto l’aspetto fiscale mancano ancora norme chiare in materia.
Non avendo un istituto finanziario al centro, il titolare deve custodire le criptovalute assumendosi tutte le responsabilità.
Infine gli investitori devono essere consapevoli del fatto che si tratta di un asset ad alta volatilità, ovvero il tasso di cambio può subire forti oscillazioni in breve termine. Questo fattore che potrebbe sembrare un punto a sfavore attira tanti speculatori, infatti molti trader professionisti e fondi hanno già realizzato profitti elevati.